August 24th 2008, L'Arena di Verona
BOSCOCHIESANUOVA. Appello del direttore della Caucasian Chamber Orchestra dopo l’applaudita esibizione al Vittoria: «Potrebbe essere il nostro ultimo concerto»
L’orchestra della pace al capolinea. «Non ci sono sponsor, impossibile trovare finanziamenti e i musicisti saranno costretti a cercarsi un altro lavoro»
Vittorio Zambaldo
Quello di venerdì sera potrebbe essere stato l’ultimo concerto della Caucasian Chamber Orchestra che si è esibita davanti a un pubblico entusiasta e in un teatro Vittoria esaurito per l’apertura del Film Festival di Bosco. L’annuncio è arrivato alla fine dell’esibizione dallo stesso direttore dell’ensemble Uwe Berkemer: «Non abbiamo più soldi. Gli sponsor e il sostegno economico che ricevevamo dalla Germania non ci sono più. Nel Caucaso è impossibile trovare finanziamenti per questo genere di iniziative, ma i musicisti hanno bisogno di guadagnarsi da vivere e saranno costretti a cercarsi un altro lavoro. Questo potrebbe essere il nostro ultimo concerto», ha concluso Berkemer con un nodo in gola.
Il governo georgiano si trova in una grave crisi internazionale scatenata con la guerra nell’Ossezia del Sud e nel confronto impari con le forze armate russe: ha altri pensieri che garantire la sopravvivenza di un gruppo di orchestrali.
Finora la continuità alla Caucasian Chamber Orchestra era stata garantita dall’interessamento della moglie del primo ministro georgiano e dalla generosità di sponsor tedeschi. Grazie a loro l’orchestra aveva potuto venire in Europa proprio all’inizio del conflitto, in un viaggio fortunoso di dieci ore in pullman e prendendo un aereo che era riuscito a partire dall’Armenia a causa del bombardamento dell’aeroporto della capitale Tiblisi.
L’orchestra raggruppa 17 musicisti di diverse etnie provenienti dalla regione montuosa tra il Mar Nero e il Caspio: suonano insieme pur provenendo da popolazioni in conflitto e credono che questo possa essere il primo seme di un messaggio di pace che potrebbe allargarsi dall’arte alla quotidianità. Ma anche i sogni hanno bisogno di vivere nelle persone e i musicisti, che non avranno più la possibilità di suonare insieme, saranno costretti ad adattare le loro mani, abituate ai tasti e alle corde, per impugnare zappe, cazzuole e pennelli per trasformarsi in contadini, muratori e imbianchini.
Berkemer, con sua moglie georgiana, violinista nella stessa orchestra, si è visto costretto proprio da ragioni di sopravvivenza ad accettare un incarico di insegnante di musica in Germania. Tornerà in Georgia solo se con il suo lavoro riuscirà di nuovo a costruire quella rete di solidarietà e rapporti che hanno permesso all’orchestra di nascere nel 2003 e di farsi conoscere nel mondo.
Il film dei registi ticinesi Mario Casella e Fulvio Mariani (Grozny dreaming), presentato ieri in concorso e che racconta la storia di questa straordinaria orchestra, dovrebbe servire a promuovere la proposta.
«La notizia della possibile chiusura mi riempie di amarezza», commenta Alessandro Anderloni, direttore artistico del Film Festival, «perché questi musicisti hanno raggiunto un livello altissimo. Il loro messaggio di pace è una lezione per tutti. Mi impegno per cercare di organizzare la prossima estate una tournée italiana, cercando sponsor e finanziamenti che possano permettere loro di continuare».
IL PROGRAMMA. Entra nel vivo la rassegna dedicata alla montagna con una serie di proiezioni di grande interesse
Il Film Festival fa tredici
Giornata intensa quella di oggi per il Film Festival della Lessinia con ben 13 proiezioni in calendario di cui 11 in concorso e due retrospettive dedicate al mondo della montagna visto con le telecamere della Bayerische Rundfunk, la televisione bavarese che da anni partecipa alla rassegna con produzioni di altissima qualità.
Le prime proiezioni cominceranno alle 15 in Sala Olimpica a Bosco con Die vier Alpen (Le quattro Alpi), che mette a confronto le Alpi europee con altre tre catene che portano lo stesso nome in Australia, Nuova Zelanda e Giappone.
Un intero anno nella vita degli abitanti di Malborghetto-Valbruna, un paese tra le montagne del Friuli Venezia Giulia, al confine con Austria e Slovenia, dove sono quattro le lingue (friulana, slovena, tedesca e italiana) che si incrociano è l’argomento di Storie in 4 lingue.
Die Hoferbin (L’erede della fattoria) del tedesco Matti Bauer è la storia di Uschi che vuol diventare una vera contadina capace di fare il formaggio e vederlo con il passaparola. I vicini di casa la considerano già la contadina del Grub, la vecchia fattoria che è un prezioso modello architettonico delle Alpi Bavaresi.
Alle 16 cominceranno le proiezioni nel teatro Vittoria con Their Helicopter (Il loro elicottero) della regista georgiana Salome Jashi raccolta l’utilizzo della carcassa di un elicottero ceceno caduto vicino all’abitazione della famiglia Ardoteli: riparo per le mucche e parco giochi per i bambini, unica concessione alla modernità in un villaggio isolato, una macchina da guerra umanizzata e resa poetica con lo sguardo dei bambini.
Altre pellicole in concorso nel pomeriggio sono Manuel und die Wolkenschafe (Manuel e la pecora-nuvola), di Sylvia Rothe, la vita di Manuel in alpeggio e i suoi sogni di bambino; Pegame pero llevame (Picchiami però portami con te), di Romina Romano Bustos, bambini argentini che vivono a scuola per tutto il mese, troppo lontana da casa per ritornarci ogni giorno.
Alle 21, dopo la retrospettiva della televisione bavarese con Die letzte Holztrift (L’ultima fluitazione), di Otto Guggenbichler, l’antico e spettacolare trasporto dei tronchi d’albero lungo il fiume, in Tirolo, tocca a OSSignùr! La montagna assistita (Oh mio Dio! La montagna assistita), dei cuneesi Sandro Gastinelli e Marzia Pellegrino, che fa il verso all’esclamazione degli anziani e riprende la sigla degli operatori socio sanitari che li visitano a domicilio: un documentario su l’assistenza sociale in montagna vista con gli occhi dei protagonisti.
Senza ombra di dubbio, di Alessandro Zonin, racconta una storia vera accaduta in Macedonia e ambientata in Lessinia, girata nei mesi scorsi con attori professionisti e non. Alle 21 in sala Olimpica sono tre i titoli in concorso: Höfats - Der Einmalige Berg (Höfats - La montagna unica), documentario naturalistico di Gerhard Baur; Bez granica, prvi deo (Senza confine, prima parte), di Radmila Gordic, primo di una serie di dieci cortometraggi su altrettanti personaggi diversi, tutti provenienti dai paesi dell’ex Jugoslavia. Zed kamenog mora (La sete di un mare di pietra) di Vladimir Perovic, racconta la vita di una comunità rurale del Montenegro che vive come nel ’700, anche se riceve il segnale radio con le notizie del Parlamento europeo, delle visite di Bush, dell’inaugurazione del monumento a re Nicola I... e la Coca Cola.
Alle 18 in sala Olimpica sarà presentato l’ultimo numero del quaderno culturale La Lessinia - Ieri oggi domani, con la presenza degli autori.V.Z.
