September 1st 2008, L'Arena di Verona

VICENDE STORICHE. L’epopea dei veronesi emigrati nel Rio Grande do Sul ricostruita in un film pieno di ricordi
In Brasile con i migranti rinata la civiltà cimbra
La loro città Antonio Prado con le case di legno, le strade e i monumenti oggi è patrimonio del Paese. Il primo parroco fu un prete di Cavaion che fece costruire a sue spese la chiesa e la canonica

Elena Cardinali
Un’epopea che si snoda tra le due sponde dell’oceano Atlantico e oltre un secolo di storia, che inizia con una vicenda di divisioni e di incertezza e alla fine si trasforma in straordinaria avventura. È la vicenda dei Cimbri veronesi che alla fine dell’800 si trasferiscono come poveri migranti nel Rio Grande do Sul, regionale meridionale del Brasile, e qui fondano, tra le altre comunità, una città particolare, Antonio Prado, dove costruiscono case e monumenti nello stile cimbro, un patrimonio architettonico oggi annoverato tra le ricchezze monumentali del Brasile.
Questa vicenda, già oggetto di uno straordinario libro fotografico per ora edito solo in brasiliano, è stata raccontata in un film presentato al recente Filmfestival di Boscochiesanuova, dal titolo «Eco delle montagne, il viaggio della parola», regia di André Costantin sulla base delle ricerche storiche e delle testimonianze dirette raccolte da Fernando Roveda, figlio di migranti veronesi. A creare un ponte tra il Brasile e Verona è stato poi un veronese, Gabriele Lucchi, residente a Giazza, che durante un viaggio nel sud del Brasile incontrò Rosa Costa Martello una novantenne che parlava la lingua cimbra. Messosi in contatto con l’Associazione dei Veronesi nel Mondo, è stato poi lo stesso sodalizio a dare un fondamentale contributo alla realizzazione del film.
Il presidente Giuseppe Riccardo Ceni, nella presentazione del film a Boscochiesanuova, con il presidente del Curatorium Cimbricum Veronense Vito Massalongo che ha a sua volta contribuito all’opera, ha sottolineato che essa «è un concreto sostegno alla comunità dei Cimbri in Brasile ma soprattutto al patrimonio di umanità e di valori che questa comunità ha espresso, diventando ambasciatrice di quell’operosità e di quella solidarietà che caratterizzano anche oggi tanti veronesi all’estero».
Nel film scorrono le immagini di tante famiglie che tra ’800 e ’900 lasciarono le loro montagne per raggiungere il sud del Brasile. È stato calcolato che il 54 per cento dei migranti italiani che arrivarono in quest’area provenivano dal Veneto. Dal Veronese e dal Vicentino vi fu un grande flusso migratorio che qui ha lasciato tanti ceppi, come quelli dei Marcantonio, dei Grezzana (che costruirono le prime case in legno), dei Golin, dei Bettin, dei Nodari (realizzatori di statue di santi), dei Graziottin, dei Poloni, dei Saccani, dei Carlin e dei Dotti. Anche il primo parroco e le campane furono veronesi: don Alessandro Pellegrini, nato nel 1829 a Cavaion fu inviato in Brasile nel 1883 e fu parroco di Antonio Prado dal 1888 al 1899. Fece costruire sue spese la chiesa e la canonica, facendo arrivare da Verona anche le campane.

La colonia fu fondata nel 1880
 
La città di Antonio Prado, nel Rio Grande do Sul, viene fondata nel 1880, dall’omonima colonia di migranti, e prende il nome da un ministro dell’impero brasiliano che lavorò molto per i migranti italiani in Brasile. Si calcola che tra il 1875 e il 1914 arrivarono più di 80.000 emigranti, di cui il 54 per cento dal Veneto, il 33 dalla Lombardia e il 13 per cento da altre regioni italiane. Nel film presentato al Filmfestival si trovano anche molte immagini delle partenze dei migranti veneti, e nella fattispecie delle famiglie cimbre, dai porti di Genova e Venezia. Oltre ad Antonio Prado, dove maggiormente si sono concentrati i nuclei cimbri, i migranti veneti e lombardi fondarono altre 35 città, molte delle quali portano il nome dei luoghi d’origine, come Nova Venezia, Nova Brescia e così via. Scovata da Fernando Roveda anche la prima chiesa di Antonio Prado, realizzata dal veronese don Pellegrini: risale al 1896 ma oggi, purtroppo, non esiste più. E.C.