Film Festival della Lessinia

 

Omaggio a Urs Frey

La lucidità, l'umanità, la poesia
di Alessandro Anderloni

Nell’autunno del 2007 trascorsi con Urs Frey qualche ora nella sua casa che profuma di antico a Guarda, dove, con l’amata Doris, da qualche anno aveva deciso di vivere. Urs mi accolse in quel paese che mi ricordò da subito, con le sue viuzze che si dipanano tra gli edifici affrescati e con una certa atmosfera di malinconico abbandono, l’altro suo villaggio tanto amato, Soglio, quello che aveva raccontato in uno dei suoi più bei film, La Scola da Soi. Mi disse, a Guarda, con il consueto, pacato tono di voce fermo, da cui sembravano non trasparire mai il dubbio o l’incertezza, che stava preparando il suo nuovo film. «Un film brutto. Anzi, bruttissimo» lo definiva. Sapeva che sarebbe stato un film brutto, voleva che fosse un film brutto. Lo avrebbe girato a St. Moritz; il protagonista sarebbe stato un giovane ragazzo. Tutto era stato pensato e messo sulla carta. Urs mi confidò che, per lui, i film si potevano dire finiti quando aveva terminato di scriverli. Al momento delle riprese sapeva esattamente quello che voleva tirar fuori dai suoi personaggi e come avrebbe poi costruito la narrazione durante il montaggio. Era questa la lucidità del suo lavoro di autore e di regista che considerava né più, né meno importante di quello di ricercatore, di scrittore e di casalingo.

Alle persone Urs si avvicinava in punta di piedi, con passo delicato, quasi vellutato, come quella sua voce levigata e profonda. Ascoltava, innanzitutto. E i suoi occhi parevano leggere oltre a quello che le parole dei suoi interlocutori dicevano o celavano. Le persone, davanti a lui, e poi davanti alla sua telecamera, restavano persone. Era la sua umanità a mettere a proprio agio i protagonisti dei suoi film e a permettere loro di essere coerenti con i gesti che stavano compiendo mentre erano intervistati. E, anche se Urs Frey scompariva, dietro alla telecamera, i personaggi che racconta sembravano ammaliati dalla sua presenza, quasi ipnotizzati e guidati dalla forza di chi si intuiva essere di fronte a loro. Si pensi alle interviste di Chaus e muntognas, dove bambini, giovani e adulti sono sorprendentemente naturali e spontanei, o ai protagonisti di Revoluziun, l’ultimo film di Urs Frey; a dispetto del titolo, il meno rivoluzionario.

È perfettamente coerente con la solida personalità di Urs Frey che i suoi esordi nel mondo della televisione e del cinema non siano stati dei tentativi più o meno riusciti bensì delle opere perfettamente compiute. Sono proprio i suoi primi film a svelarci la sensibilità d’animo che ne ha fatto, per noi, un indimenticabile amico, prima ancora che un grande uomo e un grande regista. Tutti si accorsero che del suo sguardo poetico con il film L’è uscìa, in quella scena in cui Renzo Maroli sale al pascolo per pettinare e tagliare le unghie alle sue vacche, e per parlare loro
sottovoce, e accarezzarle, e baciarle. Il ritratto di questo pastore fu il primo, e memorabile, di quelli che ci ha lasciato Urs Frey. Dopo vennero Dumeng Secchi, nel film Aria, e lì fu l’accostamento multicolore di suoni e immagini a regalarci un quadro di pace; e poi ancora Marcella Maier, l’anziana protagonista di Duonna Marcella, in cui Urs dimostrò che ognuno di noi ha una storia eclatante da raccontare proprio perché normale.

Urs Frey è in quelle parole che Renzo Maroli dice seduto accanto al camino di casa sua: «L’è uscìa, è così». Questo è l’inizio e la fine di tutto. Quella frase fu l’ultima delle riprese e l’ultima del film. Poi il pastore della Val Bregaglia non volle più dire nulla. Aveva già detto tutto quello che c’era da dire, come Urs.

 
L'è uscìa

(È così)
di Urs Frey e Mike Wildbolz
24', Svizzera, 1999

Renzo Maroli vive, in compagnia solo dei suoi animali, a Castasegna, sui ripidi pendii della Val Bregaglia, e ringrazia Dio per il dono della solitudine.

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Aria

di Urs Frey
24’, Svizzera, 2000

Dumeng Secchi progetta e costruisce i suoi oggetti volanti e li fa volare, come carezze nel vento, sopra le montagne dell’Engadina.

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(Donna Marcella)
di Urs Frey
24’, Svizzera, 2001

Marcella racconta la sua vita di nonna e di scrittrice. Con gli anni è cambiato anche il suo St. Moritz, da piccolo borgo a città invasa dal turismo.

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