Film Festival della Lessinia

 
La guerra d'Italia a 3000 metri sull'Adamello

La guerra d'Italia a 3000 metri sull'Adamello

di Luca Comerio
11’, 35 mm, Italia, 1916, film muto
Accompagnamento musicale dal vivo di Igino Maggiotto (fisarmonica)
In collaborazione con La Cineteca del Friuli

La Grande Guerra entrò nelle sale cinematografiche italiane principalmente attraverso i cinegiornali inglesi e francesi e le pellicole di propaganda tedesche. Le prime pellicole prodotte e realizzate in Italia risalgono al 1915. Dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria-Ungheria, l’industria cinematografica italiana intensificò la produzione di film patriottici di finzione e di cinegiornali di guerra. Mentre i primi trovarono una facile e ampia diffusione, per i secondi le difficoltà burocratiche e l’ottenimento delle autorizzazioni ne rallentarono la distribuzione. Di questi film, alcuni tra i più significativi furono girati dal regista e operatore Luca Comerio che, dopo aver documentato con i suoi “film dal vero” la guerra in Libia, iniziò un’intensa produzione di pellicole che culminò, nel 1916, in tre lungometraggi: La battaglia tra Brenta e Adige, La presa di Gorizia e La guerra d’Italia a 3000 metri sull’Adamello.

Dedicato a Carlo Giordana, il primo conquistatore dell’Adamello, La guerra d’Italia a 3000 metri sull’Adamello narra le fatiche e il sacrificio degli alpini impegnati sul fronte italiano. La cinepresa di Comerio segue, in condizioni estreme, i soldati che, grazie alle teleferiche, portano in alta quota armi e materiali. La lunga fila degli alpini, stracarichi di assi, paglia per i muli, sci e armi, sale verso il ghiacciaio dell’Adamello. Lassù li aspetta un magro rancio e la spaventosa fatica di tirare su i pesanti obici e scavare le trincee nella neve. Dopo aver assistito alla Santa Messa a 3000 metri, gli alpini, con la divisa bianca, partono all’assalto e sparano, dai buchi nelle trincee di neve, mentre i feriti vengono portati all’ospedale da campo. Nei volti di questi soldati, mentre ritornano verso valle, si dipinge la soddisfazione per il pericolo scampato, velata da un sottile velo di rassegnazione.