Film Festival della Lessinia

 

25 agosto 2008, L'Unità

Uwe Berkemer: «Caucaso, con la musica aiutiamo la pace»
Emiliano Dario Esposito

La Caucasian Chamber Orchestra - in concerto lo scorso venerdì al festival della Lessinia di Verona - riunisce musicisti da ogni angolo del Caucaso. Russi, georgiani, ceceni, armeni, azeri, daghestani ed altri ancora: per il pianista e compositore tedesco Uwe Berkemer, direttore e suo fondatore nel 2005, si tratta di una vera e propria «orchestra per la pace».

Direttore, come ha vissuto la sua orchestra i drammatici momenti dello scontro russo-georgiano, eravate lì nei giorni scorsi?
«Io vivo a Tbilisi, mia moglie è georgiana. Per il nostro concerto in Italia saremmo dovuti partire lunedì scorso da lì, ma l´aeroporto era chiuso e la città ancora sotto i bombardamenti russi. Ora ci teniamo costantemente informati, in contatto telefonico con i nostri familiari. È molto difficile essere lontani da casa in queste situazioni, uno dei musicisti ha preferito rimanere accanto alla moglie incinta».

Cosa significa far parte di un´orchestra multietnica caucasica in un momento come questo?
«Pensiamo che il nostro progetto non sia mai stato importante quanto adesso. Il Caucaso è sempre stata una zona di incomprensioni, di conflitti latenti, ma quando tre anni fa iniziammo non c´era una vera e propria guerra in corso. Adesso la nostra utopia, il nostro messaggio di convivenza pacifica, assume un´importanza ancora maggiore».

Vi considerate in qualche modo un simbolo, quindi?
«Certo. Portiamo in giro per il mondo qualcosa di auspicabile, qualcosa che vorremmo che fosse non solo tra noi ma anche nei nostri paesi».

Lo scorso anno i registi svizzeri Fulvio Mariani e Mario Casella hanno dedicato alla sua orchestra il documentario Grozny Dreaming, un diario della vostra recente tournée nel Caucaso. Siete poi riusciti a portarla suonando in Cecenia? Avete realizzato il «sogno»?
«La nostra tournée, il Peace Concert Tour, è andato oltre ogni aspettativa: riuscire a suonare in paesi come l'Armenia e la Georgia ci ha resi orgogliosi. Non è assolutamente facile per un´orchestra multietnica come la nostra riuscire ad esibirsi in tutto il Caucaso, neanche in periodi di relativa tranquillità. In effetti due mesi fa persino il nostro sogno di suonare a Grozny, in Cecenia, stava per realizzarsi. Ero andato lì personalmente a curare tutti gli aspetti organizzativi, e sembrava che le stesse autorità russe avessero iniziato a collaborare. Poi la situazione politica è andata peggiorando di giorno in giorno ed abbiamo dovuto rinunciare. L´idea è stata solo accantonata: ci teniamo particolarmente, è qualcosa che avrebbe un significato particolare. Vogliamo avere - e suscitare - ancora una speranza».