Film Festival della Lessinia
Vita, storia e tradizioni in montagna.
31 agosto 2008, Verona Fedele
Sognando un Caucaso unito come un'orchestra
Hanno sfidato la guerra per portare la loro musica a Bosco Chiesanuova. Sono i musicisti della Caucasian Chamber Orchestra, artisti di diverse etnie della martoriata regione. Un'esperienza straordinaria destinata purtroppo a chiudere per mancanza di finanziamenti economici
Musicisti portatori di un messaggio di pace e di speranza. "Armati" solamente dei loro strumenti ad arco e di un grande desiderio di comunicare attraverso il linguaggio universale della musica, dalle regioni del Caucaso martoriate dalla guerra hanno raggiunto la Lessinia per esibirsi in quello che potrebbe essere stato il loro ultimo concerto insieme.
Sono gli strumentisti della Caucasian Chamber Orchestra: una formazione musicale nata dall'idea (ma soprattutto dal sogno) del pianista, compositore e direttore di origine tedesca Uwe Berkemer che da tempo ha un legame speciale con la popolazione caucasica. Nel 2000 ha sposato la violinista georgiana Bela Makharadze; tre anni più tardi ha fondato quest'orchestra - composta da diciassette artisti di diverse etnie provenienti dai territori montuosi che si estendono per 1.200 mille chilometri dal Mar Nero al Mar Caspio - per dimostrare come la musica, simbolo di convivenza pacifica, è una forza unificatrice in grado di riuscire a superare ogni confine. A dimostrarlo è il loro coraggio: in tredici da Georgia, Armenia e Daghestan, dopo la chiusura dell'aeroporto di Tblisi a causa dei bombardamenti, hanno affrontato un viaggio di oltre dieci ore verso l'Armenia per raggiungere prima la Svizzera e quindi l'Italia dove hanno inaugurato la quattordicesima edizione del Film Festival della Lessinia, il concorso cinematografico internazionale dedicato a vita, storia e tradizioni di montagna. A dimostrarlo è il fatto che i due registi svizzeri, Mario Casella e Fulvio Mariani, hanno deciso di raccogliere in un film-documentario (Grozny dreaming, Sognando Grozny, presentato in anteprima mondiale a Bosco Chiesanuova) un mese vissuto "in punta di piedi" al fianco dei musicisti: dalle prove a Tbilisi alla difficoltosa tournée in diverse città del Caucaso. Testimoniando in maniera sincera paure e speranze di chi vive in un territorio diviso dai conflitti, ma anche il sogno più grande dell'orchestra: poter suonare a Grozny, capitale della Cecenia. «Hanno suonato in villaggi, per le strade, in sale da concerto che oggi non esistono più perché distrutte dalla guerra, ma l'accoglienza è stata sempre straordinaria. È stata un'esperienza umana molto forte - spiega Mariani -. Abbiamo raccontato emozioni e storie di vita, muovendoci però in maniera discreta: scegliendo di utilizzare mezzi di piccole dimensioni, per evitare problemi burocratici ed essere meno invasivi possibile per gli artisti». La scenografia ha seguito due filoni narrativi: «Il cuore della narrazione è un diario, giorno per giorno - precisa Casella -, poi abbiamo lavorato molto sui personaggi e cercato materiale d'archivio, inserendo immagini che in questi giorni sono diventate tremendamente di attualità». Il film si conclude con la scena di un concerto girata tra le montagne al confine tra Russia e Georgia, dove per uno strano scherzo del destino sorge un monumento dedicato alla pace e all'amicizia. Alla stessa maniera nel cuore della Lessinia l'armonia delle note di viole, violini, violoncello e contrabbasso si è sostituita idealmente al rumore delle bombe e dei kalashnikov a dimostrazione che una convivenza pacifica è possibile anche in questa regione martoriata dai conflitti.
«La Caucasian Chamber Orchestra chiuderà» ha annunciato Berkemer prima di lasciare Verona. «Non abbiamo più soldi. Gli sponsor e il sostegno economico che ricevevamo dalla Germania non ci sono più. Nel Caucaso è impossibile trovare soldi per queste iniziative musicali. I musicisti dell'orchestra hanno bisogno di guadagnarsi da vivere e saranno costretti a cercarsi un nuovo lavoro. Quello di Bosco Chiesanuova potrebbe essere stato l'ultimo concerto». La notizia ha riempito di amarezza il direttore del Film Festival della Lessinia, Alessandro Anderloni: «Questi musicisti, insieme con il loro maestro, hanno raggiunto un livello qualitativo altissimo che fa impallidire molte formazioni orchestrali europee. Il loro messaggio di pace - ha commentato - è una lezione per tutti. Speriamo che dal Film Festival della Lessinia parta un appello perché questa orchestra possa continuare a suonare». Prima di fare ritorno a casa (anche se per alcuni di loro non sarà possibile) i musicisti hanno voluto far sentire la loro voce sebbene molto avesse già raccontato la loro musica e l'entusiasmo dimostrato sul palco: «Voglio - ha concluso, con semplici parole ma una grande determinazione, la giovane violista georgiana Irina - che non ci sia più guerra in questo mondo». R. Bru.
