Film Festival della Lessinia
Vita, storia e tradizioni in montagna.
Blog 2011
Cosa resta

II tappeto rosso porta i segni delle migliaia di persone che hanno affollato il Teatro Vittoria. Nell'aria ci sono ancora i ricordi delle storie che abbiamo sentito raccontare. I registi che partono da Bosco Chiesanuova ringraziano. Hanno lasciato commenti entusiasti di questo diciassettesimo festival. Nella Piazza del Festival ci sono ancora i segni del festeggiare notturno. Si susseguono le telefonate per vedere i film vincitori. Sul sito del Festival vanno i ritratti, le interviste, i dietro le quinte... Ora c'è tempo per ripensare al programma, di leggere con calma il catalogo, di meditare sui film che hanno stupito, quelli che hanno deluso. Qualcuno ha detto, sottovoce, che è stata la migliore edizione del Film Festival della Lessinia. Forse sì, per adesso. Domenica 28 agosto
Jacob

Il piccolo Jacob sale sul palcoscenico, vestito di tutto punto con il costume delle montagne bavaresi e con con badge "ospite" bene in vista. Si alza un applauso fragoroso. Con lui c'è la mamma Uschi. Sono i protagonisti del film Die Sennerin un ihr Sohn di Matti Bauer. Una storia così semplice... ma allora davvero non c'è bisogno di effetti speciali al Film Festival della Lessinia. Qui bastano lo sguardo di un bambino che ha lasciato per un giorno le sue mucche, i suoi giochi con i ramarri, le sue scorribande nei boschi per venire a un Film Festival come protagonista. Siamo alla giornata che dirà il vincitore del Festival. Jacob il suo premio l'ha già avuto. E noi con lui. Sabato 27 agosto
Folla

Il verde d'Irlanda illumina la "finestra TV" del Teatro Vittoria. Su questo schermo gigante sopra la Piazza del Festival passano e immagini dei film, delle interviste ai registi, della galleria fotografica. Sotto, in piazza, centinaia di persone ascoltano i Birkin Tree che hanno portato al Festival la miglior musica irlandese. All'Osteria del Festival si vende birra Guinnes. In teatro si susseguono ininterrottamente le proiezioni. I bambini affollano i laboratori del loro Festival. Ma quanta gente sarà arrivata al Film Festival della Lessinia? E oggi si prosegue con le proiezioni fino a notte fonda. Venerdì 26 agosto
L'altra giuria

Una giuria speciale sta lavorando al XVII Film Festival della Lessinia. Grazie all'associazione Microcosmo, per la prima volta un gruppo di detenuti della Casa Circondariale di Verona sono stati chiamati a valutare le 20 opere in concorso e a scegliere tra di esse un vincitore. All'interno del carcere è stata formata una giuria internazionale composta da otto membri. Il premio che assegnerà questa giuria sarà consegnato insieme con gli altri premi ufficiali nella cerimonia di premiazione di sabato 27 agosto 2011 alle ore 18.30. Giovedì 25 agosto
La giuria al lavoro

La giuria internazionale del XVII Film Festival della Lessinia sta guardando le 20 opere selezionate per il concorso in competizione per la Lessinia d'Oro, la Lessinia d'Argento e gli altri premi speciali. Nei commenti strappati alla giuria, che lavora in gran segreto in una sala riservata, Adela Peeva, Marzia Pellegrino, Fausto De Stefani, Martin Kaufmann e Yassine El Idrissi hanno individuato il filo conduttore di questa edizione: i pastori e le pecore, soggetto ricorrente in pressoché tutti i film. Bocche cucite invece sui premi che saranno rivelati soltanto sabato 27 agosto 2011 durante la cerimonia di premiazione delle ore 18.30. Chi vincerà la Lessinia d'Oro 2011?. Mercoledì 24 agosto
Occhio alla pianta!

Doppio turno per i “Piccoli Boscaioli”. Il laboratorio condotto dai Servizi Forestali di Verona ha fatto il pienone alle 10 per poi ripetersi alle 14. I giovani partecipanti sono tornati giusto in tempo al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova per il ricco programma di film animati della sezione Le montagne dei bambini. Martedì 23 agosto
Altre vette

Ma cosa ci fa un alpinista al Film Festival della Lessinia? Ma non è scritto sul regolamento che il festival esclude i film di alpinismo, sport e avventura. «Mi piace camminare soprattutto di notte», dice Fausto De Stefani ai microfoni della web TV. «Di notte è tutto diverso, le dimensioni cambiano, ogni rumore racconta una storia.» E ancora: «Se mi aveste chiamato a parlare di alpinismo non sarei venuto». Hanno ancora senso i film di alpinismo? O non è forse più importante ascoltare le storie dei pastori, dei carbonai, degli artigiani che vivono in montagna? Fausto De Stefani dopo aver scalato tutti gli Ottomila della terra scala ora le sue vette più importanti: quelle della solidarietà, con i progetti in Nepal, della salvaguardia ambientale, con Mountain Wilderness, e della poesia, con il bosco delle favole. Quando, sulla Piazza del Festival, ci si mette a raccontare, le imprese vere sono quelle del piccolo Galesh sulle montagne dell’Iran, delle “battaglie delle regine” sulle alpi, dei nomadi dello Zanskar. Lunedì 22 agosto
Severin e Vreni
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Dopo la proiezione di Mont si alza l'applauso del pubblico. Nessuno in sala sa della sorpresa: Severin e Vreni sono qui. L’applauso cresce, sembra non finire mai. Sylvia Rothe sorride soddisfatta. È riuscita per due giorni a strappare i protagonisti del suo film lavoro dei campi. «Così, finalmente, abbiamo potuto fare due giorni di ferie.» Perché il lavoro lassù non ha tregua. Ogni giorno, ogni mattina, ogni notte. Non ci sono molte parole da aggiungere al film. Basta la loro presenza, in sala. Dopo la proiezione si esce sulla piazza del Festival. Una ragazza si avvicina a Vreni. Con le lacrime agli occhi tenta di dirle che anche lei, bambina, aveva vissuto la stessa esperienza. La sua famiglia ospitava negli anni Ottanta ragazzi e ragazze in difficoltà. Piange. Anche Vreni ha le lacrime agli occhi. Severin, dagli occhi accesi, guarda e ascolta un po’ in disparte. «Oggi sei la star, domani tornerai a essere il criminale», gli dice Vreni davanti a un bicchiere di vino. Non l’avrebbe mai detto di passare dal riformatorio, alla vita di contadino in una fattoria, al tappeto rosso di un Film Festival. Che bella storia, questa. Domenica 21 agosto.
Benvenuti al bar di pietra

La nuova Osteria del Festival, appena inaugurata a fianco del Teatro Vittoria, è affollatissima. Nottetempo, la piazza in centro a Bosco Chiesanuova è stata trasformata in un edificio costruito interamente di pietre dei Monti Lessini ingabbiate in moduli di acciaio e innalzate e formare un muraglione e un bar. Fred Flintstone e Barney Rubble si sentirebbero a casa qui, bevendo una birra o degustando un calice di vino Bertani, insieme con un piatto di formaggio Monte Veronese e un tagliere di salumi di Corradi Benedetti. Domenica 21 agosto
Come una preghiera

«Come una preghiera.» E gli occhi dello spettatore che esce dal Teatro Vittoria si illuminano. Sono melodie gregoriane ad accompagnarci nella grotta Chauvet? E siamo in una grotta o in una chiesa romanica? E chi sono questi artisti di 30.000 anni fa? Che nome avrà il Michelangelo della preistoria. I bufali corrono, i cavalli al galoppo, le pantere inseguono le prede. C’è soltanto una figura umana, in questo scrigno della pittura. Una donna concupita da un bisonte, abbracciata a una enorme stalattite. Avranno creduto in quale Dio, questi uomini? Perché su questa roccia è incisa la loro preghiera. E il Film Festival si è fermato. Dimentichi degli occhialini per la visione 3D, gli spettatori hanno fatto silenzio e ognuno ha intonato, dentro di sé, il canto dello stupore. «Mi chiedo se siamo davvero parenti di quegli uomini. Dov’è quel buon gusto? Quella bellezza? Quell’armonia? No dev’essere pur successo qualcosa se l’Uomo è andato tanto indietro.» Fuori della sala si continua a pregare. Gli spettatori stanno lì ancora un poco, quasi a non volersi far fuggire la bellezza che hanno assaporato. Werner Herzog l’ha intonata, insieme a quegli artisti, con questo film. Sì, lui è figlio di questi artisti che avevano già intuito l’invenzione del cinema, con le loro pitture rupestri in movimento. E allora, vien da pensare, c’è speranza. Forse siamo davvero figli loro. Sabato 20 agosto
La musica che c'è dietro

E a un certo punto, quando Harold arrampica l’ultimo tratto della parete del grattacielo, sembra di essere lì, appesi a un pennone di bandiera, o alle lancette dell’orologio, insieme con lui. La musica di Michael Lösch cresce. Il clarinetto di Helga Plankesteiner disegna le vertigini dell’improvvisato arrampicatore. La montagna di mattoni è scalata. Anche il Festival ha scalato la sua montagna, arrivando puntuale all’anteprima di venerdì, con Safety Last di Harold Lloyd. Dietmar Zingl ha portato con sé la preziosa pellicola da Innsbruck. Quando la vede proiettata, sullo schermo del Teatro Vittoria, sorride soddisfatto sotto la barba folta. Chi immaginava che il Film Festival della Lessinia si occupasse della scalata di un grattacielo? Il pubblico ha capito, sorride, esce contento «Una partenza col botto. Bravi.» Un’amica del Festival, da New York, ci ha mandato un sms: «Una grande anteprima». Ma ora si comincia con le montagne vere, di pietre, di boschi e di prati. Harold conquista la vetta del grattacielo. L’aspetta la sua amata. Quando si baciano dal pubblico si leva l’applauso consolatorio. Martin Kaufmann, del Cineclub di Bolzano, ci aveva detto che i film di Lloyd sono una lezione di cinema. Così, a un certo punto, la musica si ferma, rispettosa, un passo indietro alle immagini. «La musica deve stare in secondo piano, noi musicisti non dobbiamo strafare, sono le immagini le protagoniste», ci dice Helga seduti al tavolo dell’Osteria del Festival. C’è una luna grande e luminosa. L’aria e mite. Si sta bene seduti fuori. Il Film Festival della Lessinia è partito. E sembra che ci sia una grande voglia di film. Venerdì 19 agosto
