Film Festival della Lessinia

 

Tributo a Marcello Baldi

Con i film:

Narciso. Dietro i cannoni, davanti ai muli

di Marcello Baldi, Dario Baldi - 93', Italia, 2998

Non solo K2... Parte seconda: da Pupille agli Arameni
di Renato Morelli - 25', Italia, 2004


Come un testamento

Nel 2004 a Cerro Veronese (era la decima edizione del Film Festival della Lessinia) arrivò Marcello Baldi. L’occasione fu la presentazione del documentario di Renato Morelli, Non solo K2… le pupille di Marcello dedicato al regista trentino da tutti conosciuto come il produttore e l’autore del film Italia K2 sulla conquista italiana del K2 nel 1955. A Baldi Morelli aveva dedicato una lunga e appassionata video-intervista, documentata da un’eccezionale ricerca d’archivio sulla multiforme produzione cinematografica del regista che, nel 2004, aveva già superato gli ottant’anni. Marcello Baldi ci conquistò. La serata insieme con lui, dopo la proiezione del documentario, resta come uno dei più bei ricordi del Festival. Raccontò, divertito, le traversie per la produzione del suo film insieme con una serie di aneddoti sulla sua esperienza di aiuto regista e di documentarista.

Fu in quella occasione, seduti al tavolo del ristorante, che Marcello ci parlò di un progetto, o meglio: di un sogno. Voleva girare un film in Trentino, nella sua Valsugana. Era la storia di un montanaro e di suo figlio. Ci parve allora chiaro che considerava quella storia come un testamento e un atto di amore per la montagna e per la sua terra in particolare. Quando arrivò la notizia che, a 84 anni, Marcello Baldi stava per iniziare le riprese di Ciso (che diventerà poi Narciso) ci fu chiaro che quel suo desiderio si stava realizzando. «Il protagonista di Narciso», raccontò, «è un uomo di ottantaquattro
anni, come me. Stessa data di nascita, 1 agosto 1923. Il dato anagrafico non nasconde un’ autobiografia, però raccoglie i miei ricordi, i miei incontri». Per girare il film Marcello scelse di farsi aiutare dal figlio Dario. Con lui, e con il produttore Paolo Ghezzi, cercarono le location, in gran parte sul Lagorai e nel paese di Telve, e gli attori: Amida Syed, Roberto Herlitzka, Alessandro Di Natale e il piccolo Ayase, un bambino indiano di cinque anni e mezzo trovato proprio a Trento. Le riprese, che dovevano durare 6 settimane, le prime due in una malga a 2000 metri, si protrassero molto più a lungo, con alcuni momenti a dir poco rocamboleschi. Padre e figlio lavorarono insieme: «Tra me e lui ci sono di mezzo cinquant’anni», dichiarò Dario, «per la prima volta lavoriamo insieme; ci siamo separati quando ero piccolino e ora ci riuniamo per condividere quest’ avventura» e anche in questo c’è qualcosa di autobiografico nel film. Narciso non è un ricordo nostalgico della vita in montagna, e nemmeno un quadretto oleografico. Il film provoca e interroga. La diffidenza verso lo straniero, la paura del diverso, la chiusura verso quello che non si conosce assumono, nella dimensione di un piccolo paese di montagna, contorni ancora più duri. Lucido e coraggioso, Marcello Baldi ci dice che la speranza è nel cuore delle persone, più che nella società. Il suo Ciso è il primo a vincere la diffidenza dei montanari e a denunciare la mentalità di una società che ha fatto della chiusura un egoistico rifugio. Di questo siamo grati a quest’uomo sorridente, ottimista, di una carica vitale contagiosa. Il Film Festival della Lessinia gli rende doveroso e commosso omaggio.

Alessandro Anderloni

 
 
 
 
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