Film Festival della Lessinia
Vita, storia e tradizioni in montagna.
Heidi in Lessinia
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Heidi torna in montagna. Il paesaggio alpino non è quello a lei caro dei Grigioni, tuttavia l’accoglienza in Lessinia preparata dal Film Festival nel suo quindicesimo anniversario non può lasciare spazio a sospirose nostalgie. Anzi sicuramente gratifica la piccola pastorella di un “momento” in più (film e una mostra) che va ad aggiungersi al travolgente planetario successo del suo essere personcina viva nell’immaginario di generazioni di lettori, non soltanto bambini, di almeno quaranta lingue diverse.
Le copie vendute del libro nelle cui pagine Johanna Spyri (1829-1901) racconta gli anni dell’infanzia di Heidi superano i sessanta milioni. La storia è nota. Heidi è un’orfanella di cinque anni che vive felice a contatto d’una idilliaca natura nel rispetto degli animali, nella baita abitata nella vallata di Maienfeld dal nonno. Uomo solitario, burbero in apparenza, il quale dopo l’iniziale contrarietà per quella infantile intrusione nella sua vita si affeziona totalmente alla nipotina. Sentimento aperto, gioiosamente ricambiato. Lì, Heidi fa amicizia
con Peter, un pastorello coetaneo. Un improvviso evento viene però a troncare bruscamente l’armonia in cui Heidi è immersa col suo candore e il suo sereno ottimismo. Zia Dete porta la piccola in città, in una ricca famiglia di Francoforte. Dovrà fare compagnia a Clara, coetanea costretta nella sedia e rotelle. Lontana dalle sue montagne, dai verdi prati, dal nonno, dalle sue pecore e caprette fa buon viso ma soffre di nostalgia. Tuttavia le rimane intatta la disponibilità di sempre verso gli altri. Tanto da far migliorare sensibilmente la condizione fisica dell’inferma. E può quindi tornare lassù sull’alpe all’affetto del nonno.
Una vasta saggistica “biografica” ha analizzato il pensiero di Johanna Spyri, autrice sul finire dell’Ottocento di più libri per bambini e dedicati alla vita sulle montagne svizzere. Pagine scritte col pensiero all’attuarsi nella Confederazione della “prima fase della rivoluzione industriale”, e secondo un’ottica educativa di “austera etica protestante”. La sua è una netta contrapposizione dialettica tra la vita all’aria aperta, libera nella natura sia pure tra molte privazioni e senza troppa istruzione, e la vita oppressiva, grigia, sia pure agiata e colta, nella grande città.
Il cinema ha cominciato presto a tradurre in immagini “in movimento” la storia di Heidi. Il primo film risale al 1920, statunitense: Heidi of the Alps, protagonista Madge Evans.
Dai frammenti d’esso sopravvissuti che il Film Festival della Lessinia presenta in apertura della sua oculata miniretrospettiva (assieme ad altri tre fondamentali titoli estratti dalla copiosa filmografia heidiana che di seguito illustreremo) sappiamo della sua coloritura, fotogramma per fotogramma, fatta attraverso quella pratica certosina chiamata pochoir che veniva allora riservata alle pellicole di più alta considerazione e di più ampia diffusione, in alternativa al così detto “viraggio”.
La più nota delle trascrizioni cinematografiche del romanzo di Johanna Spyri è anch’essa hollywoodiana, diffusa in Italia con lo stornante titolo Zoccoletti olandesi. Il regista Allan Dawn ne affida il personaggio a Shirley Temple attraverso una sceneggiatura tagliata su misura su questo esplosivo fenomeno dall’aria vispa di bambolina dai biondissimi boccoli che sa cantare e ballare estasiando le platee americane ed europee. La sua Heidi arriva sugli schermi nel 1937 al culmine di una strepitosa collana di film: La mascotte dell’aeroporto, Il piccolo colonnello, Riccioli d’oro, Capitan Gennaio, Una povera bimba milionaria. Quando Shirley ha già nove anni: quasi il doppio dell’età della Heidi del romanzo. Ma non fa nulla: l’abilità e il “mestiere” consumato di questa enfant prodige è tale che nessuno se ne accorge. In fondo, con inclusi i momenti strappalacrime e in odor di mélo, è il migliore dei film della “furba” serie targata Temple. Con seguito di gadget d’ogni tipo: maglie, tazze, figurine in ceramica, francobolli. Perfino una colorata e figurata tavoletta da water per bambini!
Quindici anni dopo (1952) il cinema regalerà tramite Luigi Comencini una accurata inedita interpretazione socio-filosofica per lo schermo delle pagine di Johanna Spyri. Di produzione svizzera, il film si chiama Heidi ma per le sale italiane diventa Son tornata per te. L’occasione per Comencini, di madre svizzera, viene dall’offerta della Praesens produttrice di scrivere assieme a Richard Schweizer e a William Michael Trichlinger la sceneggiatura e di porsi dietro alla macchina da presa. «Accettai – dice il regista – anche perché mi è sempre piaciuto far recitare i bambini». E gli esempi in questo senso, fin dai giorni di Proibito rubare (1948), sono molti e accattivanti. Basti ricordare l’eccezionale Pinocchio ottenuto dal piccolo Andrea Balestri. Per Heidi sceglie in una scuola Elsbeth Sigmund, ragazzina bruna come il personaggio letterario (quella della biondissima Temple fu un’eccezione), e grazie ai direttori delle luci Emil Berna e Peter Frischknecht immerge storia e personaggi in un paesaggio alpino di tono realistico-incantato. Qui dando ragione ai sentimenti letterari della Spyri, tuttavia riuscendo a smussare – come scrive Mereghetti nel suo Dizionario 2008 – «l’austera etica protestante, fortemente impregnata delle idee di Rousseau» e «diluire lo schematismo pedagogico» raccontando «con accenti emozionanti e sinceri lo scontro dei bambini con il mondo repressivo degli adulti». Tra gli interpreti alcuni celebri attori del cinema germanico del tempo: Willy Birgel, il padre ricco di Clara, e Theo Lingen, nota umoristica del film nel personaggio del maggiordomo Sebastian.
Come quarto appuntamento il Film Festival presenta Heidi anche in formato cinema di animazione giapponese, che contribuì tramite la diffusione televisiva alla conoscenza davvero planetaria del personaggio e della sua storia. Titolo originale: Alps no shojo Heidi. Tranquilla rasserenante trasposizione disegnata dovuta a Isao Takahata e collaboratori. Sulla scia di altre operazioni produttive nipponiche ricavate dalla narrativa europea ottocentesca: dal deamicisiano Marco di Dagli Appennini alle Ande al collodiano Pinocchio. Heidi in versione mora. Grandi tondi occhi. Situata come nelle favole in un tempo idealizzato, di sapore infantile, che ne rammoderna con rasserenante simpatia il mito.
Piero Zanotto

